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Archives Febbraio 2021

Emozioni o abitudini? Che tipo sei?

Emozioni o abitudini? Che tipo sei?
Ci sono delle volte in cui sento il bisogno di scrivere.
Non lo faccio perché voglio che qualcuno legga necessariamente quel che ho da dire ma perché per me è una valvola di sfogo.
Tenere tutto dentro è troppo pesante per una persona sola, qualche volta, metterlo su carta significa invece lasciare un segno e dare la possibilità agli altri di ritrovare se stessi anche in quelle poche righe.
Non condanno chi segue gli schemi rappresentando in toto una vita stereotipata perché ognuno segue ciò che sente, c’è chi è mosso da un grandissimo senso del dovere e chi si sente sempre bambino.
Non esiste un giusto o sbagliato modo di essere o percorso da seguire perché la differenza è ricchezza però, oggi, volevo farvi una domanda: qual’è il ruolo delle emozioni nelle vostre vite? Siete ancora in grado di provarne?
Quando parlo di emozioni io parlo di emozioni vere, parlo di tanti piccoli istanti speciali che sono in grado di lasciarci delle sensazioni inspiegabili che sono destinate ad accompagnarci per l’eternità. Eppure oggi si può parlare di eternità? In realtà no! E allora perché ci limitiamo ad esistere e a vivere prigionieri e schiavi dell’abitudine? Forse perché abbiamo paura. Ad oggi è comprensibile avere paura perché l’incertezza è l’outfit più comune e comodo delle nostre giornate, ma siamo sicuri di voler continuare per tutto il tempo che ci è concesso ad esistere? Perché se abbiamo paura di vivere stiamo solamente esistendo e quindi questo vuol dire che stiamo solo sprecando il dono più prezioso che ci è stato regalato. Una riunione, un progetto, una festa, una furiosa litigata al telefono, un bacio appassionato sotto la pioggia, tutto fa parte del pacchetto ma non è importante cosa si scelga di fare, piuttosto è fondamentale avere il coraggio di fermarsi e chiedersi: <<Sono davvero felice? Vorrei essere in un altro posto in questo  momento? O farei volentieri altro>>. E non è vero quando ci dicono che non abbiamo altre possibilità, esistono sempre delle seconde scelte, esistono sempre tante vie per realizzare i nostri sogni ma una sola vita.
Ecco perché prima di amare qualcun’altro devi prima amare follemente te stesso e non in modo narcisistico ma perché ti devi rispettare in primis come individuo e poi capire quali sono tutte le cose che puoi donare per arricchire altri esseri umani.
Ecco perché devi capire che il mondo non ha bisogno di te e che sei tu a doverti creare un posto nel mondo.
Ecco perché se gridi o piangi nessuno ci fa caso ma se scoppi a ridere senza motivo saranno tutti lì pronti a fissarti ed invidiarti.
Ecco perché sei bello ma allo stesso tempo tanto fragile ed ecco perché soprattutto sei libero.
Hai il potere di sognare, hai il potere di essere chi vuoi essere non perdendo mai te stesso o la strada di casa.
HAI IL POTERE DI VIVERE.

Dorotea Sarrica

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Aung San Suu Kyi, un personaggio controverso

Aung San Suu Kyi, un personaggio controverso

Il Premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi è stata arrestata dall’esercito birmano, che ha preso il potere con un golpe “legale”, dichiarando lo stato di emergenza per un anno in attesa di libere elezioni, citando arbitrariamente due articoli della Costituzione, accusandola di brogli elettorali e adducendo a motivo anche l’attuale situazione di pandemia. Punto di riferimento per molti anni del mondo occidentale, la Premio Nobel, che fu già incarcerata dal 1995 al 2011, si è rivelata essere in realtà un personaggio controverso. Pur avendo vinto a mani basse le recenti elezioni, con il 68 per cento dei voti, per la sua Lega Nazionale per la Democrazia, battendo il partito rivale dell’Unione per la Solidarietà e lo Sviluppo, negli ultimi anni è stata aspramente criticata dalla Comunità Internazionale, per non aver mosso un dito per impedire il genocidio della minoranza mussulmana dei Rohingya, arrivando addirittura alla sua negazione davanti al Tribunale Internazionale dell’Aja per i crimini contro l’umanità, impedendo tra l’altro loro di partecipare alla vita politica del Paese e infine anche a queste ultime elezioni. Il Paese, chiamato anche Myanmar si è reso indipendente dalla Gran Bretagna nel ’47,  quando il padre dell’attuale premio nobel fu ucciso, con altri 7 membri del suo neonato governo di pacificazione.
Da allora è sempre stata una sanguinaria dittatura, caratterizzata da vari conflitti etnici, e con una concentrazione di gran parte dei poteri nelle mani dell’esercito. Viene da chiedersi: Aung San Suu Kyi, che ha chiesto al popolo di ribellarsi al golpe, tornerà adesso ad essere un punto di riferimento, o verrà abbandonata al suo destino dalle democrazie occidentali? Propenderei per la prima ipotesi, viste le condanne generalizzate, a partire da quella del segretario generale dell’ONU Guterres. Chi vivrà vedrà.

Vincenzo Dolce

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