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Resistere ed esistere ai tempi del Coronavirus

Resistere ed esistere ai tempi del Coronavirus

Maria Luisa Giaccone Psicologa Psicoterapeuta A.C.P

Resistere ed esistere ai tempi del Coronavirus

In questo periodo di pandemia (perché questo è: non esistono sinonimi capaci di edulcorare questo termine) ciò che mi viene meglio è riflettere sui comportamenti e sulle emozioni degli esseri umani. Dopotutto, di questo mi occupo e dopotutto, gli esseri umani sono al centro del mio lavoro di ogni giorno (sia che si tratti di attività di formazione, sia che si tratti di attività clinica).

Voglio quindi condividere con voi qualche riflessione personale, per imparare insieme a resistere ed esistere ai tempi del Coronavirus, nonostante tutto.

Siamo tutti perfettamente informati sull’importanza del distanziamento sociale, stiamo tutti rispettando la prescrizione di stare a casa, abbiamo tutti imparato la corretta igiene delle mani e siamo tutti pian piano diventati esperti nell’uso di guanti, mascherine e prodotti igienizzanti.

Siamo tutti perfino a conoscenza dei dati che quotidianamente ci vengono forniti dalla Protezione Civile e ogni giorno teniamo il conto dei nuovi contagiati, dei guariti e dei deceduti, in un’infinita serie di numeri che rischiano persino di sovrapporsi nella nostra mente.

Ma siamo tutti altrettanto consapevoli di cosa ci può accadere psicologicamente e di come ci possiamo sentire durante questi giorni? Cominciamo dall’importanza di accettare il fatto che lo stress è assolutamente normale in questa situazione: ansia, nervosismo, frustrazione, agitazione e paura sono emozioni pienamente comprensibili con le quali tutti noi facciamo i conti quotidianamente e di cui non dobbiamo vergognarci. Anzi, parlare di come ci sentiamo, con qualcuno di cui ci fidiamo o con i professionisti esperti del settore, può aiutarci a sentirci meno soli e a condividere le nostre emozioni nella consapevolezza che (come ci ha ricordato anche Papa Francesco) siamo tutti nella stessa barca e nessuno si può salvare da solo.

Diventa quindi fondamentale cercare di partire da noi stessi (anche se può sembrare un controsenso), prendendoci cura di noi attraverso delle piccole “regole” che ci vengono suggerite persino dai massimi esperti dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità):

– Cerchiamo di porci degli obiettivi giornalieri da raggiungere e pianifichiamo, di conseguenza, la nostra routine quotidiana in modo tale da avere chiara la scansione temporale della nostra giornata (per esempio: quando svegliarci, cosa mangiare, che attività svolgere, quando dormire…).

– Cerchiamo anche di fare un po’ di esercizio fisico, compatibilmente con la nostra condizione fisica e con il nostro stato di salute (non dobbiamo mica prepararci alla maratona di New York ma semplicemente prenderci cura di noi stessi al meglio delle nostre possibilità!).

– Cerchiamo di rimanere in contatto con amici e familiari, o con tutte quelle persone che riteniamo importanti nella nostra vita. Dopotutto le nuove tecnologie ci aiutano ad essere sempre connessi con le persone a noi care (Se non possiamo abbracciarle fisicamente, possiamo almeno farlo virtualmente!)

– Cerchiamo di rendere quanto più confortevole il nostro ambiente quotidiano mantenendolo pulito e ordinato in modo tale da viverlo più serenamente (a volte basta poco: un mazzo di fiori colorati, per esempio!).

– Cerchiamo di non stare costantemente alla ricerca di informazioni sul Covid-19. Ciò che conta è informarsi quotidianamente, ma senza che ciò diventi un’ossessione. E soprattutto… cerchiamo informazioni provenienti solo da fonti scientifiche accreditate, attendibili ed autorevoli (senza dar adito a fantascientifiche teorie complottiste che non hanno nessuna validità e che, invece, aumentano il nostro livello di ansia).

Dette queste regole che possono andar bene per tutti, io credo che la cosa più importante da fare sia quella di concentrarci su noi stessi, per cercare di capire proprio ciò che ci fa stare meglio e ciò che può aiutarci a vivere più adeguatamente questo periodo.

Cosa mi piace veramente? Di cosa sento di avere davvero bisogno?

Ed è ovvio che, se facessi queste domande ad ognuno di voi, le risposte sarebbero sicuramente diverse… perché siamo tutti diversi.

L’offerta che ci proviene, peraltro anche gratuitamente, da ogni settore è attualmente vastissima e teoricamente possiamo fare qualsiasi cosa restando a casa: cucinare, fare ginnastica, visitare musei, ascoltare musica, leggere libri, imparare una lingua straniera o a suonare uno strumento, incontrare virtualmente gli amici o vedere film e serie tv. Ma la domanda resta sempre la stessa: cosa mi fa stare veramente bene?

Io, per esempio, in questa quarantena ho capito (anzi, ho confermato a me stessa) che non sono fatta per l’attività a tutti i costi né per le liste dei “to do” a cui tener fede per occupare il tempo, per ammazzare il tempo, per impegnare il tempo ad ogni costo.

Sto preferendo assecondare il mio ritmo naturale ed ho scoperto (anzi, ho confermato ancora una volta a me stessa) che è molto più lento di quello al quale ero costretta ad adeguarmi precedentemente, pena l’esclusione dalla vita civile. Dunque, sto lentamente rallentando e probabilmente mi sto persino settando su un fuso orario diverso da quello italiano, e la mia mente ed il mio pensiero stanno finalmente prendendo campo, non dovendo più sottostare a serrati ritmi esterni di puntualità (mia croce e mia delizia), produttività, efficienza, flessibilità e addirittura piacevolezza sociale.

Mi sto dando la possibilità di essere ciò che davvero sono e sto dando a tutti i miei pensieri dignità di esistenza, controbattendo lezioni di yoga ad ogni costo, abbuffate di serie tv, impasti compulsivi di qualsiasi sostanza che possa lievitare e pulizia ossessiva di ogni centimetro quadrato della mia casa, senza per questo sentirmi in difetto o, di contro, sentirmi superiore.

Ciò che intendo è che trovo assolutamente pacifico poter essere ciò che sento di essere e dare spazio ai miei bisogni, anche in quarantena. E lo considero un importantissimo traguardo raggiunto non senza sangue, sudore e lacrime.

Ed è proprio questo che auguro anche ad ognuno di voi: darvi la possibilità di esprimere le emozioni che provate, di manifestare e assecondare i bisogni che sentite e di essere ciò che siete, riuscendo sempre a concentrarvi sul qui e ora cioè sul presente. Questa è la sfida più grande, in questo momento, per resistere ed esistere: rimanere in contatto con sé stessi e rimanere ancorati al presente.

Andrà tutto bene? Io non so se andrà tutto bene e non posso neanche garantirvelo, ma sono sicura del fatto che ciò che sarà il nostro futuro dipenderà sicuramente da ciò che è adesso il nostro presente. Quindi ecco l’importanza, secondo me, del vivere il presente nel migliore dei modi. Non ci resta quindi che concentrarci sul qui e ora, nella piena consapevolezza che ciò potrà davvero fare la differenza per il nostro “dopo” che verrà. E questa, come potete facilmente immaginare, è una questione molto personale e molto intima che ognuno di noi avrà modo di affrontare nel profondo del proprio cuore, facendo leva sulle proprie risorse, nutrendosi delle proprie emozioni e ritrovando l’Altro dentro di Sé.

P.S. nel momento in cui scrivo, siamo ancora nella cosiddetta “fase 1”. Presumibilmente, quando voi leggerete queste parole, potremmo già essere traghettati alla successiva “fase 2”.

In ogni caso, le riflessioni da fare cambierebbero poco giacché, a parer mio, rimarrebbe valido quanto già detto e diventerebbe ancora più importante la nostra capacità di focalizzarci sui nostri bisogni per affrontare al meglio il graduale rientro in società con le dovute cautele e i dovuti accorgimenti.

Non dimentichiamoci, infatti, che la diminuzione graduale dei contagi è stata ottenuta grazie al distanziamento sociale che tutti abbiamo messo responsabilmente in atto e non certo alla diminuzione della pericolosità del virus (che, invece, è rimasta intatta!). Ecco perché esperti, medici e scienziati ci invitano costantemente a non sottovalutare la situazione. Ed ecco perché io credo che la consapevolezza personale, unita alla responsabilità personale, possano fare la differenza per il nostro futuro.

Quanto più ci impegniamo nel nostro presente, tanto più sarà migliore il nostro futuro.

 

Maria Luisa Giaccone Psicologa Psicoterapeuta A.C.P

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