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Categoria DISABILE IN…FORMA

4 Youth (youth + art = resilience)

4 Youth (youth + art = resilience)

4 Youth è un training corse che si è svolto in Spagna dal 4/10/2021 al 7/10/202, nell’ambito del progetto YOUTH+ART=RESILIENCE coordinato da ASPIRA INSTITUTE (SLOVENIA) in collaborazione con Asociatia “Centrul pentru Dezvoltarea Instrumentelor Structurale” (Romania), Udruzenje Forum civilne akcije FORCA (Serbia), InterAktion – Verein für ein interkulturelles Zusammenleben (Austria), ESPACIO ROJO (Spagna), Den Selvejende Institution Gaia, Randers (Danimarca) e l’Associazione UNIAMOCI ONLUS (Italia). Il progetto è un partenariato cofinanziato dal programma ERASMUS+ dell’Unione europea, ed è destinato a giovani in condizione di marginalizzazione e con minori possibilità con la finalità di promuovere e incoraggiare l’avvicinamento dei giovani con minori opportunità all’arte, per poter sviluppare una maggiore resilienza e quindi migliori strategie per fronteggiare le difficoltà.

Mediante le attività svolte durante il corso di formazione, i partecipanti hanno scoperto le origini del cinema toccando con le proprie mani il “tempo e le metodologie”. In seguito alla visione di film adatti a bambini di tutte le età ogni partecipante ha esternato le sensazioni provocate nell’osservare questi filmati, sviluppando un pensiero critico e creativo. Successivamente i partecipanti sono stati convolti nel creare piccoli filmati senza camera, colorando e disegnando delle pellicole, con lo scopo di imparare come creare la percezione del movimento durante la proiezione, mediante un proiettore. Durante le attività di iPad storytelling, attraverso l’utilizzo di un iPad e un’applicazione chiamata “Stop Motion”, sono stati creati dei brevi filmati con delle sequenze di foto sempre con lo scopo di creare la percezione del movimento durante la riproduzione del video. Durante le attività di Podcast, i partecipanti sono stati convolti nella creazione dei rumori mediante l’utilizzo di svariati oggetti, imparando ad esempio come creare il suono del vento utilizzando la carta, oppure come creare il suono di un’esplosione facendo scoppiare un palloncino, o ancora, come creare il rumore dei passi sbattendo una pallina sul tavolo ecc. Infine, i partecipanti hanno messo in atto tutto quello che hanno imparato creando una scenografia per l’esibizione di un artista locale.

Grazie a questo percorso ogni partecipante ha ampliato le proprie capacità creative ed espressive, sviluppando capacità di osservazione, scoprendo e conoscendo altri tempi e stili.

Antonino Lo Verso

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Palermo green giovani

Palermo green giovani

Palermo Green Giovani è un progetto coordinato da Associazione Uniamoci Onlus e co-finanziato nell’ambito del Piano Azione e Coesione – Avviso “Giovani per il Sociale ed. 2018” indetto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale.

Esso coinvolge i giovani in attività concrete capaci di stimolare un maggiore senso civico, in particolare rispetto alla creazione di un ambiente cittadino più sano e pulito, che possa essere veicolo per l’interiorizzazione della cultura della legalità, dell’inclusione e della partecipazione sociale attiva.

I giovani beneficiari saranno circa 220 di cui 40 giovani e giovani con disabilità della città e 60 studenti per ciascuno dei 3 Istituti di Istruzione Superiore coinvolti nel progetto: Istituto Istruzione Superiore nautico “Gioeni – Trabia”, Istituto Professionale di Stato per i Servizi di Enogastronomia e i Servizi di Ospitalità Alberghiera “Pietro Piazza”, Liceo delle Scienze Umane e Linguistico “Danilo Dolci”.

Il progetto mira a:

● stimolare a supportare la partecipazione sociale attiva dei giovani

● favorire un atteggiamento inclusivo nei confronti delle persone appartenenti alle fasce deboli e delle persone con disabilità

● contribuire al radicamento di valori positivi e del rispetto della legalità

● avvicinare i giovani palermitani alle iniziative europee di mobilità per favorire una maggiore apertura mentale e uno scambio culturale

Importante al fine del coinvolgimento di giovani con disabilità sarà l’utilizzo dell’easy language in tutte le comunicazioni e nel modulo di iscrizione. Verranno organizzati degli incontri di formazione per ciascuna classe e per i giovani esterni alle scuole, condotti con tecniche di educazione non formale e learning by doing, in cui verrà presentato il progetto, si creerà un clima di collaborazione e verranno approfonditi elementi di cura del verde pubblico e spazzamento manuale.

Le attività progettuali consisteranno in sei incontri mensili per ciascun istituto in cui i giovani dotati di guanti, scope, palette e carrelli e attrezzatura da giardinaggio, saranno coinvolti in attività di spazzamento stradale ed eliminazione dei rifiuti e attività di cura del verde pubblico di aiuole, piazze, giardini, con l’obiettivo di sviluppare un maggiore senso civico, il rispetto per

l’ambiente e per l’altro, capacità di lavoro di squadra, sensibilizzando al contempo gli abitanti del quartiere.

Inoltre, i giovani verranno coinvolti in un workshop dal titolo “Giovani e Istituzioni” in cui peer education e metodi di apprendimento non formale guideranno i giovani in un percorso di conoscenza delle istituzioni locali, nazionali ed europee, individuazione dei canali di comunicazione con le stesse, diffusione del concetto europeo di Dialogo Strutturato.

I giovani poi, verranno invitati a partecipare alla creazione e gestione del Muro della Gentilezza a sostegno delle persone più svantaggiate: un muro dipinto con tinte allegre, contenente spazi per appendere vestiti e riporre scarpe, in cui chi ha indumenti dismessi li lascia e chi ne ha bisogno li prende.

A conclusione del progetto è previsto un concorso fotografico dal titolo “Immagini di partecipazione sociale” aperto ai giovani tra i 16 e 30 anni, nel quale le 30 migliori fotografie faranno parte di una mostra itinerante che sarà allestita presso un locale di ciascun quartiere coinvolto nel progetto. Il concorso è occasione di riflessione per i giovani ed opportunità di diffondere i principi della partecipazione sociale attiva tra la popolazione locale attraverso i loro scatti.

Il progetto interverrà nei quartieri Brancaccio-Ciaculli, Oreto-Stazione e Tribunali-Castellammare della città di Palermo.

La grande visibilità del progetto, molte delle cui attività si svolgeranno in strada e in cui i giovani agiranno da esempio per la popolazione locale, per i pari, gli studenti ed il personale scolastico, il concorso fotografico che amplierà il numero di giovani destinatari del progetto, gli eventi di opening delle mostre fotografiche e le mostre stesse e l’apertura di un canale di dialogo tra giovani e istituzioni assicurano l’ampio impatto locale del progetto che si vuole porre come traino per un cambiamento culturale improntato alla legalità ed al senso civico.

Antonino Lo Verso

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Get involved through play

Get involved through play

Get involved through play è un evento di formazione per lo staff organizzato dal partner croato UDRUGA PRAKTIKUM – CENTAR ZA DJECUI MLADE, nell’ambito del partenariato Erasmus+ Educating community to reduce the risk of children’s social exclusion – EDUCOM. Il training si è svolto in Zagabria dal 22 al 27 Settembre 2021, coinvolgendo i seguenti paesi: Croazia, Italia, Portogallo, Serbia e Slovenia.

Le tematiche affrontate durante gli incontri riguardano le cosiddette Drama classes, ossia una serie di lezioni di recitazione e di attività e giochi attraverso i quali i bambini con difficoltà vengono coinvolti e aiutati ad affrontare e a superare le proprie difficoltà.

Durante gli incontri tutti i partecipanti di ogni paese sono stati convolti in queste attività di recitazione, avendo la possibilità in questa maniera di comprenderle ed apprenderle attraverso la sperimentazione pratica, e allo stesso tempo di immergersi nelle difficoltà che un bambino potrebbe incontrare, creando empatia. Ogni attività è stata diversa dall’altra, un gioco diverso dall’altro, poiché ognuno di essi aveva uno scopo diverso. Per esempio, si sono svolte attività con lo scopo di creare energia positiva, attività nelle quali si faceva un’introspezione di sé stessi, attività di recitazione mediante le quali si tirava fuori ciò ognuno di noi aveva dentro, attività empatiche, e così via.

Inoltre, è stata anche illustrata brevemente la l’organizzazione croata, la sua offerta educativa per i bambini e le sfide affrontate dagli educatori nello svolgimento del proprio lavoro.

Questo training ha dato tanto ad ogni singolo partecipante, poiché ognuno di essi ha avuto modo di apprendere nuovi metodi da poter applicare al proprio lavoro, e soprattutto vissuto emozioni intense.

Antonino Lo Verso

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INCLUDability

INCLUDability

Includability è un training course organizzato da Centre for Youth and Mobility che si è svolto in Polonia dal 11/10/2021 al 15/10/2021, destinato agli operatori giovanili che fanno parte di organizzazioni con sede in Polonia, Italia, Georgia, Portogallo, Romania, Armenia, Bielorussia, Slovenia, Grecia e Turchia. Il progetto, cofinanziato dal programma ERASMUS+ dell’Unione europea, mira a migliorare la partecipazione attiva sociale di giovani con disabilità fisiche (motorie o visive).

Le attività svolte hanno permesso ai partecipanti di scoprire di più riguardo la situazione delle persone con disabilità fisiche negli altri paesi. Mediante discussioni e scambi di opinioni si è scoperto quali attività si svolgono, nei rispettivi paesi, per incentivare la partecipazione sociale attiva delle persone con disabilità fisica e confrontarsi sulle rispettive problematiche. Grazie alle attività svolte ogni partecipante ha avuto l’occasione di imparare nuovi metodi per poter lavorare con giovani con disabilità motorie. Inoltre, ciascun partecipante, ha avuto modo di esprimere cosa significasse essere inclusivi, empatizzando con le varie problematiche, scoprendo e imparando come fornire un supporto più adeguato ad una persona con disabilità fisiche nel rispetto delle proprie esigenze.

Questo training è stato veicolo di connessione con altre organizzazioni e istituzioni interessate all’argomento, creando al contempo, un gruppo in piena sinergia.

Antonino Lo Verso

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Visita di studio randers

Visita di studio randers

Dal 12 settembre 2021 al 15 settembre 2021 si è svolta a Randers in Danimarca la visita di studio del progetto “Youth+art=Resilience”, un partenariato strategico per lo scambio di buone pratiche nel settore gioventù, coordinato da ASPIRA INSTITUTE (Slovenia), in collaborazione con Asociatia “Centrul pentru Dezvoltarea Instrumentelor Structurale” (Romania), Udruzenje Forum civilne akcije FORCA (Serbia), InterAktion – Verein für ein interkulturelles Zusammenleben (Austria), ESPACIO ROJO (Spagna), Den Selvejende Institution Gaia, Randers (Danimarca) e l’Associazione UNIAMOCI ONLUS (Italia). Il progetto, cofinanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione europea, è destinato a giovani in condizione di marginalizzazione e con minori possibilità con la finalità di promuovere e incoraggiare l’avvicinamento dei giovani con minori opportunità all’arte, per poter sviluppare una maggiore resilienza e quindi migliori strategie per fronteggiare le difficoltà.

 Il primo giorno è stato svolto nella sede di Den Selvejende Institution Gaia, un museo che si occupa di Outsider Art. Le mostre d’arte del Museo GAIA Outsider presentano opere artistiche al di fuori degli standard dell’arte classica. Sono rappresentative di diverse forme di espressione e danno voce a gruppi marginalizzati di Randers. Le organizzazioni hanno visitato la collezione permanente e l’intera struttura, la quale presenta numerosi laboratori dove poter sperimentare il proprio modo di fare arte: stanze dedicate al riciclo di stoffe, una falegnameria in cui si autoproducono le tele su cui dipingere e aule di svago in cui lavorare al computer. Il museo è gestito da persone con disabilità cognitive e/o fisiche così come il ristorante all’interno del museo stesso, il Cafè GAIA Papaya, dove uno chef del loro staff ci ha preparato un’intera cena, omaggiando l’Italia e facendoci assaggiare piatti danesi.
Abbiamo visitato l’Akademie di GAIA, che è un enorme spazio destinato alla creazione e all’apprendimento di tecniche artistiche per i loro utenti: ognuno ha il suo spazio di lavoro, il suo stile e i suoi materiali preferiti.

Un altro luogo degno di menzione è la Bifrost Art School, una scuola d’arte che ospita 15 studenti con diverse disabilità. In tre sole stanze è possibile immergersi in un contesto artistico più unico che raro: a Bifrost lavorano con il disegno, la pittura e la scultura. I lavori degli studenti di Bifrost viene esposto in patria e all’estero.

Il grande protagonista dell’Outsider art di Randers è Kenneth Rasmussen, che oggi gestisce una sua galleria, in cui vende ed espone le sue opere ed ha studiato proprio a Bifrost. Kenneth ha parlato con noi e ci ha raccontato dei suoi interessi principali del momento: oltre alle stampe in linoleum, si dedica ad una particolare forma di lavoro a maglia, in cui utilizza al posto dei fili i sacchetti di plastica, facendo degli arazzi lunghissimi per decorare pareti e colonne. Tramite questo lavoro afferma lui stesso di proteggere l’ambiente.  Un altro artista molto importante a Randers è l’artista visivo, dadaista e poeta Sven Dalsgaard. La visita di studio ci ha permesso di conoscere non solo le sue opere ma anche parti del suo carattere, grazie all’ospitalità della sua amica Rita Houmann, la quale ci ha accolto nella sua casa-museo ricca di arte e testimonianze di outsider art. Sven Dalsgaard è stato un artista eccezionalmente produttivo e versatile, esempio di come l’arte a volte può salvare, può dare forme di sfogo alternative e soprattutto può dare voce a chi, potenzialmente, potrebbe vivere per tutta la vita nell’invisibilità data dalla marginalizzazione della malattia.

L’incontro con tutti gli artisti di GAIA e questa immersione nel clima dell’arte irregolare, divergente e non convenzionale è stata di forte ispirazione per le attività progettuali future e ha stimolato il pensiero oltre che la vista. Tutto ciò che abbiamo visto era eccezionale, frutto di lavoro e passione ma soprattutto apertura ed inclusione. Un modo di guardare alla società egualitario ma che valorizza le differenze e che restituisce un senso di dignità all’espressione artistica che è di tutti ed è per tutti.

Giulia Messina

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Il senso di ogni cosa

Il senso di ogni cosa

Vi siete mai fermati a pensare su voi stessi? Su chi siete realmente o cosa vorreste dalla vita? A volte dobbiamo perderci del tutto per ri-trovarci. Questa pandemia, questi momenti di sconforto dovevano essere la forza maggiore per le persone che sono distanti, anche dentro se stesse. Ma per alcuni sono stati devastanti. Sono usciti i caratteri peggiori e la gente sembra tutta impazzita.

Sono sempre stata una guerriera che non si è mai arresa alle prime difficoltà della vita, ho lottato con amore anche quando mi avevano sferrato l’ultimo colpo di odio. Ma il silenzio forse, sarebbe stata l’unica mossa buona che dovevo fare davanti a tanta rabbia. Lasciare andare quello che non esisteva più da tempo ma che era diventato negativo è una cosa molto difficile da affrontare invece quando hai ancora amore dentro. Perché ho sempre cercato di vedere il bello e il buono nelle persone, anche se di bello non c’era proprio niente. Avere qualcuno su cui contare e fidarsi è molto raro al giorno d’oggi… e trovare chi veramente ci tiene a te è rarissimo. Soprattutto trovare chi darebbe la propria vita per il prossimo con atti d’amore puri è quasi impossibile. Non tutti hanno la fortuna di avere qualcuno con cui sfogarsi e il grosso sbaglio che facciamo è chiuderci nel nostro guscio, nella nostra area di sicurezza, perché la nostra testa ci dice questo, quando per le ennesime delusioni non crediamo più a nessuno. Tralasciamo amici, famiglia, conoscenti. Trascuriamo pure noi stessi sentendoci in errore. Come se non esistesse più niente in noi, come se mille sacrifici, parole, gesti, fossero nulli del tutto. Ma fermiamoci un attimo a pensare a chi siamo veramente e cosa possiamo trarre dagli sbagli, dagli errori, ma anche dalle situazioni positive delle nostre personali vite. Pensiamo a chi abbiamo incontrato nel nostro percorso, a chi rimane accanto a noi nonostante tutto, a chi ha voluto perderci, ferirci, farci del male senza pietà dopo avergli dato il meglio di noi, a chi ci odia senza avergli fatto qualcosa di serio e grave, a chi ha scaricato su di noi le colpe dei suoi malesseri. Non si pensa mai al bene che si è ricevuto e a come ci si sente nel ricevere tutto quello che non si ha avuto per anni. Personalmente mi sarebbe piaciuto rimanere in pace con tutti in questa vita terrena, ma a volte non siamo noi a decidere. Ma chi non ha valori e fa del male va lasciato lì.

Ognuno di noi ha un percorso, fa delle scelte, ed è il modo in cui le fa che ci rende signori/e… Nessuno è perfetto, lo sappiamo bene. Ma sono l’educazione e il rispetto che fanno di noi persone migliori. Questo lo si impara nel tempo. Pagando colpe e conseguenze a volte anche ingiuste. Ma onesti e sinceri si nasce. E nel bene e nel male bisognerebbe dire sempre la verità. Ferire è una scelta, umiliare è una scelta, subire è una scelta. Per rabbia si possono dire e fare tante cose brutte e solo con le esperienze e il tempo si cresce e si cerca di essere persone diverse. Ho imparato che è meglio avere mille imperfezioni che essere perfetti, perché è dalle imperfezioni che si forma il carattere e il cuore. Lo stesso cuore che regaliamo a chi pensavamo fosse la nostra felicità e fosse sincero con noi. Senza soffermarci sul fatto che noi siamo l’amore di noi stessi. Tante volte pensiamo che questa pandemia non ci darà un futuro, ma non pensiamo mai che oggi siamo qui, con i nostri sogni, con le nostre speranze, con le persone che abbiamo accanto e farebbero di tutto per noi. Con le persone che aspettano da lontano dietro una finestra quel qualcosa che non arriverà mai, con quelle madri o padri che non vedono i figli perché lontani. Chiamatele quelle persone a cui volete bene, chiedete scusa e dite mi dispiace a quelle che avete ferito, di vita ne abbiamo solo una, non siate orgogliosi ma persone mature. Il dopo è già tardi. Quando questa pandemia sparirà del tutto, si tireranno le somme. E molte persone si renderanno conto di aver perso il meglio per orgoglio, per cattiveria, per egoismo. Si renderanno conto dei loro sbagli. E poi? Cercherete chi ignorate adesso? Viviamo in un mondo dove una vita umana non conta più niente. Dove uno vale l’altro, senza dignità e valori.

Ieri ho partecipato ad una manifestazione per dire basta all’odio, a chi uccide 130 persone in mare solo perché c’è chi ha deciso così. Non è giusto. Non è assolutamente giusto. Basta mancare di rispetto al prossimo, basta ferire i deboli, basta violenze e cattiverie di qualsiasi tipo e genere. Nella vita si può sempre essere migliori di quello che si è stati o siamo. E io starò sempre dalla parte degli oppressi, dalla parte dei deboli, dalla parte di chi non ha più voce per chiedere aiuto, per tutte quelle persone che muoiono ogni giorno per l’odio e la rabbia di pazzi psicopatici e fanatici. Ognuno di noi ha delle lotte dentro con cui combatte. E bisognerebbe essere sempre gentili. Ma rovinare la vita del prossimo è anche questa una scelta per non essere mai stati coerenti. Il non accettarsi o essere accettati non è una scusa per scaricare tutti i problemi e malesseri sulle persone che abbiamo vicino. Esiste un perdono. Una pietra sopra. Un ricordare i momenti belli. E non sono i soldi, non sono i divertimenti, ma è il rispetto che rende una persona speciale, è l’umiltà che rende una persona bella. E per quanto uno possa odiarmi, io resterò sempre dalla parte dell’amore e della guarigione del cuore e dell’anima. Perché tutti abbiamo il male e il bene, basta solo accendere la luce e scegliere da che parte stare.

Io, sto dalla parte di chi si emoziona ancora. Dalla parte di chi sogna un mondo fatto di gentilezza e amore. Dalla parte di chi vorrebbe una carezza e un abbraccio e non un muro o un filo spinato. Dalla parte di chi lotta ogni giorno per i propri diritti. Dalla parte di chi fa resistenza. Dalla parte di quel popolo che viene classificato inferiore solo perché ha idee diverse. Dalla parte di chi non ha un corpo perfetto, dalla parte di chi ha la pelle di colore diverso. Dalla parte di chi, alla fine dei conti è sempre stato solo se stesso. Perché al di là di tutto, la vita è sorprendente. Sto dalla parte di chi ha l’anima in pace e si innamorerà di nuovo della vita e delle persone. Un giorno sarà migliore di adesso. E io vi auguro sempre di migliorarvi. Perché proprio io ero quella che dava forza a chi non ne aveva. E prima o poi troveremo tutti la forza per ricominciare ad essere felici come non mai. I romantici guerrieri non si arrendono così facilmente. Io sto dalla parte di chi non smette di credere nei sogni. 🤟 Nonostante tutto, diamolo un senso a noi stessi.

Francesca Di Marco

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Ambiente: tema centrale della 2° mobilità del Progetto CEB

Ambiente: tema centrale della 2° mobilità del Progetto CEB

Nonostante da più di un anno lottiamo con un nemico tanto invisibile, quanto insopportabile, i progetti di Uniamoci Onlus non si fermano, seppur svolti in modalità virtuale. Dal 22 al 26 Marzo 2021, si è svolta la seconda mobilità (in modalità online) del Progetto Erasmus+ Collaborative Economy without Barriers – CEB. Partecipano alla mobilità 4 adulti con disabilità e due persone d’accompagnamento per ogni organizzazione partner.

Il tema centrale trattato durante le cinque giornate di incontri online è la protezione ambientale, sono stati pertanto affrontati i seguenti argomenti: inquinamento atmosferico, efficienza energetica, fonti di energia, trasporti sostenibili e rifiuti. Le giornate sono state strutturate in due fasi: una fase teorica che grazie a presentazioni e discussioni di gruppo ha permesso di conoscere e approfondire la tematica del giorno nonché condividere la situazione relativa alle condizioni vissute nel proprio paese, ed una seconda fase pratica che ha visto i partecipanti costruire un modello 3D di città ecosostenibile applicando le conoscenze apprese nella fase teorica.  Nonostante la distanza che ovviamente non ha permesso lo svolgimento delle attività per come siamo sempre stati abituati, la mobilità virtuale si è svolta senza particolari problemi e durante le 5 giornate si è comunque creata un’atmosfera gioiosa e conviviale anche se davanti ad uno schermo. Per ogni argomento trattato, come già accennato, vi è stata una fase di approfondimento della tematica tramite dibattiti molto interessanti in cui tutti davano la propria opinione. Nella prova pratica con tutto il gruppo, ha destato molto interesse la parte relativa alla costruzione di pannelli solari con, tra le altre cose, l’utilizzo di molta colla, e la sezione della raccolta differenziata, argomento sul quale non tutti erano ferrati, ma comunque curiosi di imparare. Per quanto riguarda la parte teorica l’argomento su come risparmiare energia, è stato quello maggiormente dibattuto, coscienti tra l’altro che quasi nessuno rispettava le regole a riguardo; infatti ci guardavamo tutti un po’ colpevoli. Detto questo, nonostante la modalità online, è stata comunque una bella mobilità, con temi importanti e interessanti da approfondire e, alla fine di tutto, abbiamo terminato la nostra fantastica città green in 3D. I Paesi partecipanti sono stati Italia, Germania, Macedonia, Portogallo e Romania.

Collaborative Economy without Barriers – CEB è un partenariato strategico per lo scambio di buone prassi della durata di 3 anni che coinvolge 5 organizzazioni – Associazione Uniamoci Onlus (Italia), Diakonisches Werk Bremen e.V. (Germania), CENTRO SOCIAL E PAROQUIAL SANTOS MARTIRES (Portogallo), Fundatia Crestina Diakonia Filiala Sfantu Gheorghe (Romania), Association for sustainable development and environmental protection GO GREEN Skopje (Macedonia)Progetto cofinanziato dal Programma Erasmus+ dell’Unione europea.

Vincenzo Scalavino

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Far relazionare i bambini con la diversità per arginare i pregiudizi

Far relazionare i bambini con la diversità per arginare i pregiudizi

L’ex Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti ha affermato che “Il futuro della nostra società dipende dalla qualità dell’educazione. A scuola si crea comunità, si impara fin da piccoli… ad avere le proprie opinioni.” Del resto i messaggi trasmessi ai bambini possono, per loro tramite, raggiungere le famiglie e così avere impatto, non solo sulla società futura ma anche su quella attuale. Questo è il pensiero che guida le attività di sensibilizzazione sociale di Uniamoci Onlus rivolte ai bambini.

Da alcuni anni, invitata a partecipare alla annuale Festa dell’Europa con la proposizione di attività per coinvolgere i bambini, ha cercato di responsabilizzare i propri utenti con disabilità a svolgere il ruolo di animatori, supportando lo staff nella presentazione delle attività dell’Associazione e nella conduzione dei giochi. L’attenzione e la partecipazione attiva dei piccoli ci hanno stimolato a fare di più: organizzare workshop di educazione non formale per i bambini direttamente a scuola, utilizzando lo stesso principio, ovvero quello di preparare gli utenti con disabilità ad assumere il ruolo di animatori o addirittura di educatori che collaborano con altri educatori. Dopo il primo workshop a scuola sono rimasta piacevolmente sorpresa per il fatto che nessuno dei bambini, era una classe seconda della scuola primaria, avesse fatto domande o osservazioni sul gruppo di educatori che li ha guidati in un’attività di riciclo creativo: due ragazze in sedia a rotelle, un ragazzo con la sindrome di Down, una tirocinante polacca e un’educatrice palermitana. I bambini chiamavano “maestre” le due ragazze in sedia a rotelle e chiedevano loro aiuto, non mostrando alcun atteggiamento discriminante.

Altro bellissimo esempio di questa assoluta normalità dei bambini nel relazionarsi con adulti con disabilità, è stata in occasione di un workshop in cui abbiamo guidato i bambini alla scoperta di un giardino sensoriale: in quell’occasione un’educatrice guidava i piccoli alla scoperta dei 5 sensi lungo un percorso nel giardino della scuola ed un giovane con la sindrome di Down aveva il compito di riaccompagnare ciascun bambino dalle maestre e i compagni al termine del percorso. Vedere i bambini affidarsi al loro accompagnatore, che con spavalderia e tenendoli per mano li portava a destinazione, è stata un’altra importante dimostrazione del fatto che le situazioni presentate con naturalezza non lasciano emergere i pregiudizi.

Assodato questo aspetto, siamo andati oltre! Abbiamo portato ai bambini una principessa con la barba, con tanto di unicorni, arcobaleno e palloncini, che gli ha letto loro 2 belle storie sulla parità di genere. Anche qui nessuna premessa e nessun accenno alla diversità da parte degli organizzatori, solo una principess* gentile che ha coinvolto i bambini. Durante lo spazio dell’evento dedicato alle domande dei bambini, contrariamente alle preoccupazioni e aspettative di molti membri dello staff, i bambini prendevano la parola solo per dire “Principessa sei bellissima” e “Ti voglio bene”.

In tutte e tre le situazioni la diversità era evidente, ma chi ha condotto le attività ha sempre posto l’accento sul processo, sull’attività in sè, piuttosto che sulla diversità e, di fatto, la diversità, certamente notata, non ha però determinato alcun atteggiamento discriminante, neppure attraverso domande volte ad indagare la natura di quella diversità percepita.

Tale reazione dei bambini non dipende, come ci si potrebbe aspettare, dalla loro condizione socio-economica e culturale, ma è semplicemente una reazione naturale alla situazione nella quale sono stati coinvolti: ci siamo infatti rivolti alla scuola Orestano di Brancaccio che ha accettato con coraggio e disponibilità di partecipare alla nostra sfida per l’inclusione.

I bambini assorbono tutto ciò che accade nel loro ambiente, mezzi di comunicazione e gruppo dei pari compresi, ed è innegabile che questo abbia delle ricadute sui loro pensieri, atteggiamenti e comportamenti. Per evitare che crescano rafforzando i loro pregiudizi, proponiamo l’utilizzo della relazione e la conoscenza diretta della diversità, piuttosto che il semplice parlare di diversità (di qualsiasi natura essa sia), quale strumento efficace capace di agire sul livello emotivo e non soltanto su quello cognitivo e di produrre naturali atteggiamenti di tolleranza e non discriminazione.

Eleonora Di Liberto

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Emozioni dell’anima

Emozioni dell’anima

Come non rendersi conto di quante belle emozioni e momenti perdiamo dietro il rincorrere la vita imposta dal sistema, lavorare e pagare, lavorare e pagare, dolore al petto ma non mi posso fermare, devo tornare a lavorare per pagare.
Il sistema sta desertificando la nostra anima, all’ordine del giorno solo momenti equivalenti e ripetitivi che ci travolgono, come un fiume in piena, senza permetterci di reagire.
Replicando ciò che abbiamo già compiuto più e più volte, come degli automi, senza nemmeno accorgerci o essere consapevoli di quello che facciamo, non capendo che a tutto c’è una causalità, cioè un rapporto di causa ed effetto tra due cose, perchè infittendo il continuo, schematico e sistematico rapporto con il sistema, che ormai domina e ingloba tutta la società civile, non ci siamo accorti, presi dalla vita quotidiana, che piano piano, abbiamo abbandonato e rinunciato a ciò che ci rende UMANI, a ciò che rende la vita degna d’essere vissuta. Abbiamo svilito anche il rapporto con il prossimo, allontanandoci da ciò che la natura umana meglio riesce ad esprimere, l’amore.
Troppe vite finiscono, in modo naturale o innaturale, senza aver realmente tratto e assorbito dalla fonte della vita, sia esterna che interna, nient’altro che momenti passivi, inutili e nocivi a noi stessi e al mondo che ci circonda, lamentando uno stato perenne vegetativo o di lamentela non costruttiva fine a se stessa, provocando irritazione a chi invece della propria vita ne fa un irrequieto e inarrestabile totem di momenti vivi e indimenticabili, anche nelle piccole cose, come una passeggiata in spiaggia o la vista di un tramonto, perché soltanto chi conosce l’importanza del dono della vita potrà assaporare il frutto dell’immortalità, non intesa come vita eterna del proprio corpo, ma come pienezza e consapevolezza del proprio spirito, perché muore ciò che non viene nutrito, ma se coltivi la tua anima con ciò che ti fa sentire vivo essa vivrà per sempre. Con questo non voglio dire che bisogna a tutti i costi fare qualcosa di eccezionale per sentirsi vivi, basta soltanto far aumentare e allenare il nostro stato di coscienza e consapevolezza, tramite la cultura, la conoscenza, la spiritualità, solo così si possono non soltanto equivalere e allineare quei valori che distinguono noi, diciamo così il popolo, da chi ci comanda, ma addirittura possiamo permetterci di essere noi stessi fruitori del nostro destino e non soltanto passivi spettatori.
Anche Gesù nel Vangelo secondo Tommaso, esprime questo parere, la fonte della vita è la conoscenza, di se stessi e di quello che ci circonda, bisogna imparare la cultura delle emozioni, del non aver paura di esporsi al mondo per quello che si è, per i propri pensieri, parole o azioni che siano, quante persone hanno paura addirittura di scambiarsi uno sguardo, un sorriso o un abbraccio, paura del non essere ricambiati, del non essere accettati, ma la paura affonda e spegne i nostri sogni e le nostre emozioni, troppo spesso c’è una distanza abissale tra quello che vorremmo fare e dire e quello che poi in realtà facciamo e diciamo, tutto ciò porta ad una estraneità da noi stessi, per questo molti hanno come un vuoto dentro perché soffocano l’anima, la costringono in un angolino, la imbavagliano, ma lei è viva e tenta di districarsi da questi preconcetti e muri invalicabili che ci costruiamo.
Ricordiamoci che la nostra anima si nutre di emozioni e senza di esse si spegne e alla fine muore.
Allora respiriamo, mangiamo, beviamo, parliamo, camminiamo, viaggiamo, facciamo l’amore, leggiamo, sognamo, con consapevolezza, assaporando il presente, vivendo l’adesso.

Ovviamente ciò non significa fregarsene del futuro, esso ha un’importanza vitale, ma se non vivi bene il presente non potrai mai donare al futuro un qualcosa di bello e positivo. Ognuno di noi ha un potere unico, quello di incidere sulla realtà, bisogna cercare d’avere una visione non soltanto ristretta alla propria proprietà privata, non solo personale e locale, ma anche globale, capendo che casa nostra non è solo la città in cui viviamo, ma è tutto il pianeta, abbattendo quelle che sono le barriere geografiche, economiche, religiose, sociali, politiche, sessuali, perché dobbiamo essere consapevoli che le azioni che quotidianamente facciamo si ripercuotono non solo sulla nostra casa, nella nostra vita o nella nostra città o regione, ma si espandono in tutto il mondo ripercuotendosi anche sulla vita degli altri, sia che siano azioni positive o negative, siamo noi che rendiamo il mondo bello o brutto, grazie al cielo ognuno può usufruire del libero arbitrio (sempre limitato a ciò che ci permette di fare il sistema), ovvero la possibilità di prendere liberamente delle decisioni.
Spesso non ce ne rendiamo conto ma siamo i carcerieri di noi stessi, noi siamo la gabbia ma anche la chiave, dobbiamo solo scegliere cosa essere.
E’ frustrante (almeno per me, ma cambia a seconda dell’osservatore) vedere questa enorme quantità di esseri umani con delle grandissime potenzialità cosi impegnati per sopravvivere e non per vivere veramente la propria vita nella più totale pienezza.
E’ arrivato il momento di dire basta, di svegliarsi dal sonno profondo, dall’ipnosi creata dal sistema, è arrivata l’ora di spezzare le catene invisibili e di prendere in mano la vostra vita, di realizzare i vostri sogni senza paura. La nostra anima ha bisogno di emozioni, di speranze, di visioni di mondi nuovi, direbbe Fabrizio De Andrè:

“Non più ottico ma spacciatore di lenti
Per improvvisare occhi contenti
Perché le pupille abituate a copiare
Inventino i mondi sui quali guardare
Seguite con me questi occhi sognare
Fuggire dall’orbita e non voler ritornare”.

Simone Cecchini

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Governo di emergenza

Governo di emergenza

Il 13 febbraio 2021 nasce il nuovo Governo presieduto dall’ex presidente della BCE Mario Draghi. Esecutivo nato a seguito della caduta del Governo Conte II per l’uscita dalla maggioranza della componente di Italia Viva di Matteo Renzi, è un governo tecnico-politico di 23 ministri (di cui 15 politici e 8 tecnici, con 7 conferme rispetto alla compagine precedente, che poggia su una larghissima base parlamentare, che comprende pressoché tutti i partiti, con l’esclusione di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, la quale ha annunciato un’opposizione responsabile e patriottica e il voto favorevole su singoli provvedimenti che riterrà utili, più alcuni dissidenti Cinquestelle che saranno espulsi dal partito, più due esponenti di LEU, il più famoso dei quali è Nicola Fratoianni, leader di Sinistra  Italiana. Nato in realtà da una rottura pretestuosa, quella di Renzi, ha come obiettivi quelli di completare la campagna vaccinale anti-covid già avviata e spendere in maniera efficiente i fondi europei ottenuti dal precedente  governo, completando la riscrittura della bozza del recovery plan, per presentarne la versione definitiva entro la scadenza prefissata con l’europa di fine aprile. Non lo definirei il governo dei migliori, ma semplicemente un governo di unità nazionale per affrontare al meglio la fase emergenziale, nell’attesa che all’inizio del prossimo anno, venga eletto il prossimo Capo dello Stato, che potrebbe essere proprio Mario Draghi. Sarà sicuramente un governo ambientalista, visto il nuovo ministero per la transizione ecologica, voluto dai grillini, ma allo stesso tempo atlantista e ancorato all’euro, definito scelta irreversibile.

Vincenzo Dolce

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